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Ho conosciuto Michele Marmo

Ho conosciuto Michele Marmo.

L’ho conosciuto tanti anni fa, direi che potrebbe essere stato il 1992 o giù di lì , ma di questo parlerei dopo.

Michele Marmo è un formatore, per me è il formatore, un maestro per tanti motivi, è presidente della cooperativa Vedogiovane di Borgomanero e ha  fondato l’agenzia formativa Finis Terrae.

Grazie a Michele ho imparato tutto o quasi quello che so sul gruppo, sulle dinamiche di gruppo e sulla conduzione.

Giovane animatore che iniziava a condurre laboratori di teatro mi si è presentata davanti agli occhi una rivoluzione copernicana, il conduttore non presenta uno show del quale è unico protagonista, chi conduce un gruppo, chi fa il formatore, è a servizio, a servizio del cambiamento che il gruppo ha o può avere come obiettivo, il conduttore non deve piacere (non dev’essere quello il suo obiettivo) ma il servizio che fa al gruppo è essere un ostacolo, una difficoltà da superare, per capire, per apprendere.
Il conduttore crea un contenitore, un ambiente protetto, lo presidia e fa in modo che ciò che succede là dentro sia utile, sia funzionale.

Non sono in grado di riassumere in poche righe dei temi sui quali molto è stato scritto, non sono  neanche in grado di scrivere tutto in molte righe, sono stato a bottega, vedendo, sperimentando, in alcune occasioni co conducendo e ho imparato così , a bottega, con l’esempio, con la pratica.

Ho lavorato molto con Michele e con Vedogiovane, anche in progetti affascinanti, e abbiamo condiviso in questi vent’anni tanti momenti ricchissimi, importanti, anche di vita insieme.

Il nostro rapporto è sempre stato di curiosità reciproca, Michele mi ha sempre stimolato a mettermi in discussione e portare dentro Vedogiovane la mia esperienza e le mie competenze teatrali.
Il mio unico rammarico: una cosa non mi è mai riuscita, nonostante mi sia sempre stata richiesta, provare a scrivere le mie riflessioni e i miei pensieri sulla conduzione, provare a sintetizzare la contaminazione tra la mia formazione legata al teatro e gli apprendimenti del lavoro con loro. Non ci sono mai riuscito, forse per gioventù, forse per pigrizia e per voglia di fare più che pensare. Ecco, potrebbe essere arrivato il momento. Appena capiterà di nuovo di lavorare insieme, potrebbe succedere.

Intanto la buttiamo lì.

Tornando a Michele e tornando a quando ci siamo conosciuti voglio raccontare della prima apparizione della “rivoluzione copernicana”.

Eravamo a condurre un residenziale di una settimana con giovani animatori in formazione, situazione montagna, grossa casa con quaranta diciottenni che, a metà tra la vacanza  e il  corso di formazione avrebbero passato con Vedogiovane una settimana di lavoro e di svago.
Alla fine del primo pomeriggio insieme Michele disse, ora si va a cena e ci troviamo in salone alle ventuno per una serata di giochi insieme. Avrei condotto io.

Alle 21.00 vado da Michele e gli dico che avrei chiamato tutti per iniziare e lui risponde: “Abbiamo detto alle nove, andiamo in salone e aspettiamo”.
Io: “Guarda che son tutti in giro, non arriveranno mai.”
“Fatti loro, siam mica a scuola che ci vuole la campanella.”
“Boh”.

21.15 In salone nessuno.
Io: “Li chiamo?”
Michele: “No, stiamo seduti e aspettiamo”.

21.30 In salone 20 chiacchieranti.
“Li chiamo ?”
“No”

21.40 Inizia qualcuno a chiedere quando si inizia.
“Li chiamo?”
“No, aspetta”.

21.50 Trenta ragazzi in salone quasi zitti, si organizzano e vanno loro a chiamare gli altri.

22.05 Tutti in salone zitti, guardano noi, si aspettano che iniziamo.

Michele inizia a parlare rivolto ad una ragazza a caso:
“Simona, che ora è?”
Simona: “22.05”
“A che ora avevamo l’appuntamento??”
Simona: “… alle  21”.
Michele: “Ecco”.

Gelo, un gelo impressionante.
Poi si gira verso di me e dice a mezza voce: “Ok, ora falli divertire”.
Volevo morire, volevo ucciderlo.
Poi la serata è andata bene, e la settimana è stata un’esperienza straordinaria, per me, e per tutti i partecipanti. E il gruppo ha sempre rispettato gli orari senza bisogno di richiami, campanelle, badanti che li rincorressero.

Così.

Bisogna conoscerlo Michele, bisognerebbe che tutti avessero la fortuna di essere in un percorso di formazione condotto da lui, e bisognerebbe parlare con Michele.

Michele è un pensatore, è anche un imprenditore sociale, Michele, non lo dimentico, è un uomo con una spiritualità  affascinante, profonda, contagiosa.

Un mio maestro, un amico.

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