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Guida intergalattica per artisti: riflessioni sull'xfactorizzazione della cultura

“L’xfactorizzazione” della cultura ha sicuramente aggiunto, alla lunga teoria dei prodotti imposti da chissàchi, una parvenza di interattività: tu puoi votare il tuo cantante/artista/cuoco/giardiniere/elettrotecnico/stilista/vasaio/kebabbaro preferito e così lui/lei vince: sconfigge gli altri vasai/giardinieri/elettrotecnici etc. e scala la vetta del successo.

Il sangue, la competizione, la sconfitta, la vittoria, la gloria.

Figo, molto.

Mi permetto, però, di riflettere su quali siano i messaggi a lato di tutta questa operazione che mi lascia, da qualche mese, perplesso, meglio, molto in disaccordo.

Dietro a queste operazioni ci sono due affermazioni basilari che, a mio avviso, in particolare se parliamo di arti performative, sono decisamente fuorvianti.

La prima affermazione è: solo uno ce la fa, solo uno ce la può fare; un noto imprenditore (credo sia un imprenditore, sicuramente è molto ricco e lo ostenta) settimane fa per pubblicizzare la sua trasmissione/reality diceva testuale “… perché il secondo è il primo dei perdenti”.

Gulp!

A cascata da questa prima affermazione arriva la seconda: quindi gli altri sono nemici, se il posto è uno solo gli altri sono di ostacolo al far diventare quel posto mio.

MACHILHADETTO? (diventerà il mio prossimo hashtag-feticcio: #machilhadetto)

Ma chi l’ha deciso che c’è posto solo per uno?

Dirai: la crisi, la penuria di risorse, mica come vent’anni fa che c’era pane per tutti, questa è una guerra, figurati poi se parliamo di cultura, i soldi son pochi, i dischi non li compra nessuno, i cd il cluod gli mp3 l’industria discografica, i vecchi che non lasciano spazio, la siae etc. etc. etc.

Vero.

Ci mancherebbe, chi sono io per negare la crisi, i disinvestimenti sulla cultura etc. etc. etc., la questione però qual è?

Secondo me il punto è che il meccanismo del “mors tua vita mea” perché le occasioni non sono molte, è funzionale al mantenimento del sistema di ristrettezze nel quale viviamo; lo perpetra, distraendoci dalla questione vera; la guerra tra i poveri (di cui xfactor non è il colpevole ma solo simbolo chiaro e molto visibile con funzione di teorizzazione dello stato dell’arte a tutti i livelli) non aiuta a superare la condizione di poveri, ma la mantiene, e, in questo caso, è gestita direttamente da chi, nella guerra, non combatte.

Chi decide che c’è solo un posto? Chiediamocelo.

La questione che deriva da questa prima affermazione (che gli altri son nemici) si porta dietro poi una conseguenza agghiacciante, dal mio punto di vista, l’altro/nemico non potrà mai essere l’altro/collega/compagno risorsa.

Se parliamo di arte (e di arti performative in particolare, e di teatro soprattutto) sappiamo bene, guardando la storia, come il singolo sia sempre espressione di un gruppo, di una comunità.
Se non siamo neanche ben sicuri che Shakespeare sia davvero esistito, di cosa stiam parlando? Eppure le opere di Shakespeare esistono eccome e son considerate fondamentali, ma forse non son state scritte da uno, solo nella sua cameretta, un campione vincitore di un elisabettiano reality; forse era un manipolo di attori dentro un teatro che prendeva storie in giro (ad esempio a Verona di Romeo e Giulietta si parlava già in un tempo prima del Bardo) e le rendeva capolavori.

È vero, è tutto un po’ una merda, ma forse stare a ragionare insieme a chi sta nella merda con noi, non potrebbe aiutarci a trovare delle soluzioni, dei salvagente? Un’idea?
Fa paura confrontarsi, soprattutto se non hai idee, soprattutto se magari hai un’ideina debole debole e non ne sei convinto.

Hai delle qualità tu artista o sedicente tale? mettile in comune, trova qualcuno che ne abbia altre e pensate una cosa insieme… chissà.
La retorica del campione, del maschio alfa che sconfigge i nemici è anacronistica.
È fuori luogo da sempre nel mondo dell’arte e della cultura, i sodalizi spaccano, portano avanti, i salotti artistici son sempre stati fucina di idee. I movimenti erano costiuiti da tanti campioni, magari di linguaggi diversi, che si confrontavano, si ubriacavano o provavavno le sostanze di moda in quel momento, e si imponevano, magari passando dalla porta del retro, ma si imponevano.

Partivano dai laboratori nelle scuole, o dalla festa in piazza, da un bicchiere di assenzio, una fotografia, un manifesto, un’intuizione e la sviluppavano
Poi magari litigavano, e si odiavano, ma il germe, nel frattempo, era già nato
Visione consigliata: Destini incrociati hotel (le puntate su Bunuel, Toulouse Lautrec o Warhol).
Semplicistico?
Anche la retorica narcotizzante dell'”unosumillecelafa” è semplicistica, eppure va per la maggiore.

Bisognerebbe farla smettere.

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