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Conoscerò Robert Plant

Oh già! Dopo anni di inseguimenti, rimpianti, distanze e oggettive impossibilità, il 6 luglio 2014 per la prima volta nella mia vita sarò presente ad un concerto di Robert Plant.
Certo, non lo conoscerò di persona, tipo nei camerini dell’Eurockeenees, festival di Belfort con birra sigaretta e un selfie abbracciati, però sarò lì, a Belfort, e ci sarà Robert Plant a suonare.

Sarà in parte una delusione, lo so, come in tutti i simil “Sabati del villaggio”; e qui parliamo di un sabato che dura da circa 25 anni, hai voglia a deluderti!
Sarà vecchio, avrà poca voce, intorno non ci saranno Jimmy Page, John Bohnam e John Paul Jones, ma finalmente lo vedo.

La musica dal vivo è sempre stata importante per me, è evidente che stare a un concerto è speciale: il clima, gli altri, stare davanti, stare più indietro, arrivare prima, la relazione con i vicini, sia i grandi concerti che quelli più piccoli, quelli nei teatri o nelle stanze, i famosissimi che ho ascoltato con un po’ di emozione, gli amici, quelli che son diventati amici o che son diventati famosi, quelli visti tante volte che poi fai il confronto tra la scaletta della settimana scorsa o di come hanno rifatto quel vecchio brano, quelli che gli vuoi così bene che tireresti una bottiglia al fonico che sta massacrando i suoni e quelli che davvero non ti fanno impazzire ma puoi mica non averli visti?!
E le persone con le quali hai condiviso, e i luoghi, i prati, i castelli, i locali.

Il mio primo live sono stati due (una certa bulimia mi ha sempre contraddistinto fin dagli esordi, anche il mio primo disco son stati due: “La voce del padrone” e “Colour by numbers” ma della relazione con la musica su supporto parlerò in un prossimo post).
C’erano i punti verdi a Torino e mio cugino Gerry (di cui parlerò nel post dedicato alla mia musica) più grande di me, convince i miei a farmi andare (tredicenne) con lui, a due concerti. Ora, non sono sicuro che fossero davvero una sera dopo l’altra; forse tra il primo e il secondo passò qualche giorno, ma la mia percezione è decisamente di un continuum, una esperienza travolgente, all’aperto, in piedi tanta gente, noi non proprio nella calca e là: Pat Metheny (a distanza di tempo mi viene da commentare, caspita che esordio! Ci sono miei coetanei che hanno esordito con i Pooh o Baglioni!) e poche ore dopo (ma potrebbero essere stati giorni o minuti) i Tears for Fears, (che comunque, anche loro, all’epoca…).

Folgorato.

E da allora trent’anni di concerti straordinari, togliendosi ogni voglia, avendo la fortuna, compagne, amici con condividere i momenti, i viaggi, le sfacchinate, le maratone.
Ricordo concerti straordinari, dai più vecchi come i Pink Floyd al Comunale (sempre insieme a Gerry) o gli U2 dello Zooropa tour con Luca, Fabiana e Fabio, Peter Gabriel, Casino Royale e Neneh Cherry  a Milano con Sabina, tre tournèe diverse dei Radiohead e poi Atom for Peace lo scorso anno, mille Bandabardò con Mara e, con loro, il Manu Chao di Clandestino a Volterra. E De Gregori con Paola. E Laurie Anderson al Regio e con Strange Angels in un Lingotto che non era più fabbrica e non si capiva cosa stesse per diventare

Non mi ricordo chi c’era con me al teatro Colosseo per  Fabrizio De Andrè, perché c’era lui, e anche al Palastampa, con Luvi e Cristiano nella tournèe di Anime Salve, l’ultima.
E al Pala Stampa Moorcheeba e poi Massive Attack.
E quanti Gaber.
E il Tora Tora Tora.

Poi cento concerti con Elena: Guccini con tanti amici, Bregovic incontrato per caso a Zakintos, e Massive Attack di nuovo a Belfort e incredibili i Portishead in una notte su una spiaggia immensa vicino a Lisbona che prima c’erano gli Arcade Fire che a confronto sparivano, e Beirut, Ben Harper facendo chilometri verso il Veneto e Cristina Donà sempre sorprendente o Nick Cave.

I concerti da solo per prendersi un tempo di pensiero, Franz Ferdinand al Traffic e qualche sera dopo di nuovo Manu Chao nella tournée con Muguruza e Roy Paci.
Mille anni fa Balanescu Quartet a gennaio all’auditorium e poco dopo i primi Blue Beaters che aprivano gli Skatalites nel postaccio seminterrato traversa di via Po che non mi ricordo nemmeno come si chiamava ma c’era Cristina e c’era Fabiana.
Tanto reggae e ska con Max al Babilonia di Ponderano, e i Casino Royale del ritorno, in un castello che non mi ricordo più nemmeno quello dov’era, ma c’era Ezra sul palco con loro. Andare a Basilea con Gianluca e Alessandro per gli Skatalites al Kaserne e i concerti dei Let’s Beat.

E poi un paio di concerti organizzati in prima persona: i Sabaudians straordinari organizzati con Max al primo compleanno della Casa del Quartiere, Susie Asado e tutti i cantautori straordinari che sto conoscendo ultimamente grazie a Federico.
Tanti gruppi ad Hiroshima Mon amour e a Collegno, e i Pearl Jam,  David Byrne, Sting, Einsturzende Neubauten, i primi Muse, persino Vasco e i litigiosi Police della reunion. Ligabue no, mai.

Ho sempre detto che avevo solo due rimpianti a livello live (naturalmente tra i concerti che avevo sfiorato di poco, in termini temporali, (quindi escludiamo Beatles, Paganini e Wagner che pure avrei apprezzato) e sono sicuramente il live The Lamb Lies Down dei Genesis (certo, ho visto Peter Gabriel negli anni 90, ma non è la stessa cosa) e un live dei Led Zeppelin, anche a Belfort non sarà la stessa cosa, ma son felice lo stesso, anzi, un po’ adolescentemente entusiasta.

 

1 risposta su “Conoscerò Robert Plant”

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