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Oggi sgomberano il Valle, e mi viene un po' il magone

Non so bene tutto.

D’altronde chi pensa di sapere tutto?

Voglio solo dire che questa cosa del Valle, mi suscita una certa emozione.

Come la metti la metti la storia del Valle è una storia di democrazia, di dialogo/conflitto/dialettica con le istituzioni: ha delle pecche, delle pieghe non chiare, poteva essere fatta meglio?

Certamente.

Ma intanto esiste, è esistita, ha costituito un esempio, un punto di riferimento, ho sentito uomini e donne di teatro torinesi che in queste ultime settimane dicevano: è un dovere scendere al Valle, esserci.

E hanno deciso di andarci.

Il Valle non muore oggi,  sgomberato si, fine dell’occupazione si; ma dialogo che continua, una comunità che si riconosce attorno alla storia recente di quel luogo e continuerà ad averci a che fare, inizierà, da oggi a scrivere una storia altra, chissà.

Non si può non pensare al Valle come esempio per altre avventure di partecipazione e contrapposizione nate in Italia negli scorsi anni, non posso non pensare alla Cavallerizza a Torino, l’ho già scritto settimane fa che stavano lavorando bene, lo ripeto ora.

La Cavallerizza sta scrivendo un’altra storia di relazione tra i cittadini e le istituzioni, si stanno sperimentando pratiche alla Cavallerizza, si sta cercando un dialogo concreto là.

Si stanno dibattendo scelte interne, anche con fatica, trovando accordi e parole nuove, ci sono persone che stanno mettendo il loro tempo, la loro professione, la loro passione a disposizione di una avventura che si sta trasformando, sta crescendo, sta scrivendo una drammaturgia che rimane difficile da prevedere nei suoi sviluppi.

Come scrivevo, vale la pena metterci il naso in Cavallerizza. Vale la pena capire cosa capita, e se hai voglia, vale la pena contribuire, partecipare, che è un verbo che forse sappiamo solo più poco cosa significhi.

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