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Lavoro a Chieri, combattiamo lo stigma, col teatro

Ci lavoro da anni, in un posto strano, che si chiama DSM, ci lavoro facendo il teatro, tanto che ormai si parla di un gruppo consolidato con persone che recitano (con una speciale predilezione per l’improvvisazione e per l’utilizzo di costumi) con me da più di dieci anni.

Lavoro, come spesso capita, per combattere lo stigma, e non è facile, quello verso i matti è un pregiudizio molto complicato.

Probabilmente è banale dire che sono tantissime le cose che ho imparato là, tante le cose che mi hanno insegnato però voglio dirlo, e voglio raccontarne in particolare una.

L’umanità.

In quel gruppo capisci davvero cos’è essere umani, e ce ne sono pochi di posti così, o, almeno pochi ne ho visti.

Un luogo decisamente presidiato da tutte le persone che lo frequentano, quel laboratorio, utenti, operatori, volontari e anche il sottoscritto dove la sintonia sul dolore, la fatica, le sofferenze che vanno e vengono per tutti è altissima, perfetta.

Non mi è mai capitato, a memoria di trovare un luogo con un così alto livello di umorismo autoironia, graffianti prese in giro che, magicamente, riesce al volo, se ce n’è bisogno a diventare caldo ed accogliente, incredibile.

Non so perchè, forse lo sospetto, ma non voglio teorizzare, volevo dirlo.

E alla fine: ci si prova, e si prova ad usare il teatro, si fan spettacoli, si scrivono libri, e poi video,  fotografie, si lavora secco, e si inventano storie … quelle si … pazzesche.

E il 18 febbraio facciamo uno spettacolo. A Chieri. Vieni.

 

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