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Ho conosciuto Mauro Berruto

Si.

Il Commissario Tecnico della nazionale italiana di pallavolo.

E’ una conoscenza un po’ casuale per me, che l’unico sport che ho praticato (a parte il football americano dell’adolescenza) è stata la pallacanestro e lui tifoso appassionato del Toro, e io proprio no.

Alcune chiacchiere sul suo romanzo. (una storia gustosa dove si incrociano il calcio, l’immigrazione italiana di inizio secolo scorso ed un famoso Ernesto in gioventù viaggiatore in Sud America.)

E un’idea, ma non è che lo sport ha qualche cosa da insegnare alla cultura? al teatro? non è che il teatro può parlare di sport? Almeno di alcuni valori dello sport?

TAC

e abbiamo iniziato a parlarne. E quello che ho raccontato a Mauro, gli è piaciuto e quello che lui mi rispondeva mi convinceva e così via.

Si parla di uno spettacolo ispirato al libro, ma soprattutto, di creare lo spettacolo all’interno di una squadra, una squadra da costruire, dei giovani attori da selezionare, far conoscere, far loro sperimentare cos’è una squadra e mettere il tutto sopra un palco.

– Allora coach, non fare solo il romanziere che supervisiona, ci vieni a fare l’allenatore? A creare, come si dice “lo spogliatoio”?

– Dici?

– Dico! E’ ormai diventato il mio pallino questo della squadra e della collaborazione e il tuo libro parla di questo, e il tuo lavoro è creare le squadre e farle funzionare. L’incastro è gustoso, non credi?

– Dai, si può fare.

Passato il timore reverenziale verso “il nome” ho scoperto una persona straordinaria, di gusto, curiosa verso i pensieri che portavo io e che per lui erano nuovi.

Uno che sogna, uno di quelli che mi piacciono e che sta mettendo le energie e il tempo che gli lascia un lavoro difficile e poco “normale” per spingere questa impresa, che tanto normale non è.

Però questo connubio sta funzionando e le parole per raccontare l’idea escono facili, e arrivano … e chi le ascolta le capisce, e le apprezza.

E’ divertente Mauro, non so come sia nello spogliatoio o in palestra con i “suoi” ma ci si mette a ridere e scherzare attorno ad un linguaggio comune che stiamo creando insieme.

Non è facile, lo sport è un mondo altro rispetto al teatro, ma la nostra reciproca curiosità si sta rivelando vitale e fertile.

Non so dove porterà questo progetto, spero lontano, la sfida di far parlare il teatro e lo sport è complessa, di certo questo incontro, oggi, mi rende felice.

 

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