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Sogno di una notte di mezza estate parte 1

Non mi occupo del tema specifico e forse è facile, forse è un alibi.

Il lavoro che mi sono scelto è fare il teatro, raccontare, far raccontare.

Da non esperto ho in mente un’idea del luogo dove vorrei vivere, semplicistica, sicuramente utopica, banalmente infantile.

Un luogo dove la collettività è più importante del singolo, dove non ci sia posto per pregiudizi, razzismi, egoismi, fascismi.

Un mondo dove ci siano possibilità.

Banalotto, tant’è. mica faccio l’economista o il sociologo…

E negli ultimi mesi, mi è capitato di lavorare con delle persone che in queste settimane sono sulle prime pagine dei giornali, I RIFUGIATI, tanto si legge a proposito di loro, e a sproposito.

Ne ho conosciuti alcuni, erano tra i libri umani della living library ed sono parte di un laboratorio teatrale con il quale abbiamo creato una storia, uno spettacolo, che sarà al Gobetti il 23 giugno, per la giornata mondiale, proprio del Rifugiato.

La data sarebbe il venti ma a Torino c’è il Papa, e pure Tiziano Ferro, quindi l’abbiamo posticipata, ma, a me, che capiti il 23 proprio non mi dispiace.

Il 23 è la vigilia di San Giovanni, che è il patrono di Torino.

San Giovanni, in sè, è una ricorrenza un po’ particolare, è una di quelle date che il cristianesimo ha usucapito dalle religiosità precedenti (o antagoniste) cambiandogli nome, San Giovanni è, con Natale, l’unica ricorrenza di nascita del cristianesimo (gli altri santi sono ricordati per la loro morte) perchè?

Perchè sono in corrispondenza dei solstizi!

Il Natale è l’inizio della luce nuova che porta alla primavera e il 24 giugno è la festa del raccolto, dell’abbondanza. ( I romani ci festeggiavano Cerere, per dire)

San Giovanni ( o il solstizio o come preferisci chiamarlo) è, per tutti, una festa di nascita, il segno è il fuoco… ( non mi dilungo, di notizie ne trovi quante vuoi a partire da qui , ad esempio)

Ora, che alla vigilia di un giorno così, nella festa della città che li accoglie (temporaneamente o no, di buon grado o meno), qualche ora prima di andare a vedere da che parte cade il “Farò”  e capire se l’anno sarà fortunato o no, ci siano dei “nuovi cittadini” che fanno uno spettacolo per la città, uno spettacolo che parla di casa, delle nostre mille case che riconosciamo, abbiamo abitato o vorremmo abitare…

a me

è una cosa che emoziona, e mi sembra pure che ci abbia senso.

 

continua …

 

 

 

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