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Sogno di una notte di mezza estate parte 2 (e ultima)

Questo post inizia con una frase con mille sospesi (che se fosse una serie tv corrisponderebbe al riassunto delle puntate precedenti)

e il 23 giugno,

durante la Giornata Mondiale del Rifugiato (spostata dal venti, per Papa e Tiziano Ferro), alla vigilia di San Giovanni, o della festa del solstizio,

lo spettacolo in cui torinesi (nuovi o meno nuovi) ci raccontano la loro idea di casa, a partire da una suggestione pescata nell’ottimo “vita istruzioni per l’uso” di Perec

inizia cosi:

(anteprima dell’incipit dello spettacolo, qui riportato nella sua prima stesura, che poi al Gobetti sarà un po’ diverso)

Abbiamo immaginato una casa.

Meglio, abbiamo immaginato delle persone.

Meglio ancora abbiamo parlato di persone, persone che non esistono, e visto che non esistono le abbiamo fatte che assomigliano a tutti, che tutti possono sentirsi, a volte, magari oggi, somiglianti a loro.

 E’ questo che fa il teatro, è questo che proviamo a fare oggi.

 Dicevamo persone, dicevamo una casa, una casa che non esiste, così può assomigliare a tante case, come un gioco in cui bisogna unire tanti pezzi, un puzzle, metti insieme tanti pezzi e poi capisci, 

o forse no,

perché questo, è un puzzle difficile da capire.

Gli incastri non hanno la precisione meravigliosa che non lascia dubbi,

qualche pezzo manca

 alcuni sono sbeccati per i troppi tentativi di incastrarli là dove non si poteva,

alcuni li ha bagnati il mare e si son sbiaditi, come i ricordi,

alcuni stenti a vederli come parte del resto, ed è più facile dire, questi qua sono i pezzi di un altro puzzle, non il mio.

 Un condominio, Perec immaginava un palazzo a Parigi dove si incastravano mille storie, come un puzzle.

 Qui

oggi

vi invitiamo a vedere un palazzo, anzi una casa.

  Una casa che la cucina è in Norvegia e fuori fa freddo e dentro c’è una donna di 70 anni che vuole pulire ma il cortile è a Benin City e c’è un mango che fa un’ombra così fitta che pure alle due del pomeriggio fa fresco e ci si può riposare  e immaginate che la stessa casa ha un salone con i divani dove ci fanno la festa di diploma i ragazzi di un campo profughi nel sud del Libano e dall’abbaìno della mansarda a torino una ragazza giovane riceve un invito dal dirimpettaio carino, giù in strada.

La casa sono persone, la casa sono azioni, vive, cose che si fanno.

 Pulire

Studiare

Prepararsi

Cucinare   

Mangiare   

Stare insieme    

Dormire

Guardare 

 

 

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