Il Blog

Un esperimento, lo condivido volentieri, una specie di dedica.

Un esperimento grazie all’intelligenza creativa e visionaria dell’amico Michi.

Anzichè chiudere un convegno con gli “atti” o le restituzioni classiche, pensiamo, facciamo un monologo teatrale che restituisca ai presenti le suggestioni e le emozioni di giorni di convegno, lo si scrive nella notte prima prendendo anche delle frasi raccolte tra i partecipanti e al mattino si recita. voglio condividerlo qui, con un bel grazie a Valeria che in quei giorni mi ha assistito e aiutato a scrivere.

Voglio dire che ho capito

Vorrei dire che ho capito

Vorrei dire che mi piacerebbe aver capito

Vorrei poter dire che mi piacerebbe aver intuito, intuito cosa c’è da capire

Capire, capire, cogliere, catturare

Come si dice?

Quando catturi in campagna tutti i pezzetti di legno con un filo, un cordino, che poi te li porti via facile, per accendere il fuoco, come si chiama quel gruppo di legnetti legati?

Fascina, ecco!

Mi piacerebbe poterti dire di aver capito come capire tutti i legnetti catturati con un filo, fare una fascina.

Affascinare tutti i legnetti, tutte le idee, tutti i giovani( avendo capito chi sono ‘sticazzo di giovani) gli assessori, gli stake holders e i maestri veri, i falsi maestri e i cattivi maestri, i giovani, i makers, le aziende, le cooperative, le associazioni.

Mi piacerebbe capirli, carpirli,avere un intuito per tenerli insieme, in fascina, o in cascina.

Un filo.

Basta un filo.

Un filo del discorso che fili e che mi faccia dire dire che forse ho capito e forse ce l’ho.

” In piena facoltà, egregi signori, vi dico che sono pronto, domani, al mio ritorno a casa, a sperimentare me stesso come strumento del mio lavoro ad uscire dalla logica del servizio del progetto, di una forse, troppo stanca e miope amministrazione o cooperativa che sia di creare in senso metaforico, di far mascere ciò di cui vivo, ciò di cui respiro, che la mia passione sarà ciò che mi accompagna.

La mia innovazione è uno sguardo nuovo.”

” vorrei poter continuarea raccogliere, raccontare le storie di persone comuni che hanno esperienze straordinarie, che valga la pena di condividere.”

“Quale innovazione vista in questi giorni sei disposto a sperimentare e perchè?

“Vorrei sperimentare la possibilità di costruire con materiali eco bio sostenibili, in particolare con la paglia, proprio come “la casa di paglia”, mica balle.

Quello che più mi piacerebbe però è sperimentare la co­ costruzione tra chi progetta e chi usufurirà partecipazione fin dall’inizio!

Meno investimento economico e più investimento umano!”

Ho capito

Ma ho una paura.

La paura è la contemporaneità, è la diretta, l’oggi, meglio, l’adesso, il terrore è che quel che finalmente ho capito nel frattempo non valga più. Quel tempo necessario per farsi un’idea, due, discuterla, comprenderla al punto da farsene, questa volta io, vittima, affascinare.

Quel tempo dicevo, sia troppo, ho la sensazione che le mie comprensioni siano yogurt aperti, fuori dal frigo d’estate, sono da consumare in fretta.

Vorrei delle comprensioni, delle idee, che durassero di più, con una data di scadenza più in là, forse il latte lo preferisco fresco, ma le idee mi piacerebbero più UHT, più a lunga conservazione, a lunga conversazione

La paura, questa paura, a volte, mi fa correre il rischio di fare, prima di aver capito, se ho culo…

Ma se non ho culo…

Spesso in questi casi,mi dico “troppo in anticipo” e a volte lo sono veramente. La paura di arrivare troppo tardi mi fa arrivare troppo prima o troppo altrove.

” Prima di partire per un nuovo viaggio (un’innovazione) voglio tornare un attimo indietro a vedere se tra la zavorra scaricata , non ho lasciato qualcosa di indispensabile.

Non tutto quello che viene dopo è progresso.”

“Sarei disposto a sperimentare una maggiore connessione tra il dentro e il fuori, affinchè le persone con cui lavoriamo abbiano una maggiore possibilità di comprendere e arricchire le proprie competenze”

“L’idea di progettare interventi rivolti alla comunità locale non preconfezionati, ma aperti al cambiamento è all’incontro tra generazioni e target diversi.

Perchè: credo che l’operatore debba lavorare anche nell’attesa di quello che può succedere.

Spesso le grandi scoperte avvengono per caso!”

Ho visto questo sforzo in queste ore qui, l’ho visto sano, non naif come forse emerge da questo racconto che necessariamente si nutre di accenti e di evidenziatori e figure retoriche ( sapessi come si pronuncia calembour lo direi adesso).

Forse è già vecchio quel che dico, perchè sono tornato tardi qui e forse ho perso pezzi, sicuramente qualche parola è cambiata e per fortuna ce ne sono di nuove.

Forse quel che mi fa chiudere questa storia è che ho visto la fatica della ricerca della contemporaneità, sintonizzata bene forse sintonizzarci è il verbo giusto è facile immagine, ultima.

Ho visto mani che sono certamente il fare, ma le mani sono capire, cogliere, conoscere, incontrare, appuntarsi, scrivere, navigare, messaggiare e massaggiare, fare sì, ma non solo.

Allora le ho fotografate tutte, le mani, in questi giorni e ve le faccio vedere e non parlo più.

Ci ho messo la musica, siciliana che sono forse quelli che vengono da lontano e perchè ieri Salvo mi ha commosso,senza saperlo e senza volerlo. Parla diemozioni e parla di guerra, di una guerra,là fuori e ve la regalo.

https://www.youtube.com/watch?v=5zJ-We9aawQ

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