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2020 Delle persone Delle questioni

Sono un Micronauta

Baron Karza e Force Commander erano i più famosi: il robot nero e quello bianco. I micronauti, arrivati in occidente dal Giappone negli Anni Settanta modificando Jeeg Robot d’acciaio.

Il principio era proprio quello di Jeeg: un corpo centrale che nascondeva una potente calamita e testa, arti e altri accessori a comporre diverse versioni del giocattolo. Antropomorfo o con il corpo di cavallo, Oberon e Andromeda o con parti di armi e missili.

La domanda “ma tu che lavoro fai?” mi ha sempre creato problemi.
Non per il solito aneddoto per chi si occupa di arte e di cultura: “Si ma di lavoro vero?”.
No, non è quello. È che da quando, circa 30 anni fa, ho iniziato a lavorare, la voglia di mettermi in gioco e rischiare di attraversare territori inesplorati, la curiosità, le occasioni che mi si sono presentate, e anche una certa fortuna, mi hanno sempre portato a rispondere alla domanda attraverso giri di parole in cui non mancavano mai i “non solo” e i “ma anche”.

Poi è arrivato lo “storytelling”. “Mi occupo di, insegno, respiro storytelling”. Ero salvo. Finalmente avevo un lavoro dicibile.

Ma la verità è un’altra.

Sono un micronauta.

Un Micronauta 2.0 con una valigia piena di accessori.

Durante questi anni ho accumulato una serie quasi infinita di complementi e in ogni progetto mi allestisco in modo da usare quelli più indicati alla missione da compiere.

Servono le gambe a propulsione fotonica per vedere un territorio, una comunità con un punto di vista differente? Eccole.

Sono utili braccia snodabili per dirigere il traffico di una performance artistica assurda? Pronti!

Occorre un corpo di un destriero in grado di coprire distanze spaziotemporali inusitate? Ce l’ho.

Ho anche diverse teste che mi aiutano ad avere idee in campi inesplorati ed essere “outsider”: chi porta un pensiero altro, laterale, diverso in un ambiente nuovo.

Spesso uso la voce, oltre a gambe e soprattutto braccia (sì, gesticolo tanto) per spiegare, formare, accompagnare gruppi che vogliono imparare qualche pezzo del mio lavoro.

Tutti questi accessori non sono solo miei, molte altre persone ne hanno a disposizione di diversi e migliori.

Ho imparato questo: per quanto possano essere numerosi e vari, non servono a nulla se manca la calamia centrale, proprio come nei micronauti. È lei che tiene insieme tutto. È il cuore, l’anima con cui si fanno le cose, la colonna vertebrale che dà struttura a tutto il corpo.

Non vedo l’ora di scoprire quali saranno i nuovi accessori che acquisirò grazie al prossimo lavoro.

Chi non si sente un po’ micronauta?

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